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Bitcoin, truffe e finti premi Turing: c’è l’ombra di Equalize dietro il raggiro dei “supercomputer” a peso d’oro

Bitcoin, truffe e finti premi Turing: c’è l’ombra di Equalize dietro il raggiro dei “supercomputer” a peso d’oro
di Denis GiacomettiAccount verificato 3 min di lettura

Se c’è una cosa che il mondo del tech ci ha insegnato, è che quando una promessa sembra troppo bella per essere vera, di solito non lo è. Ma questa volta la realtà ha superato di gran lunga la fantasia, mescolando hardware venduto a prezzi folli, criptovalute e persino il Premio Turing, il “Nobel” dell’informatica.

Al centro di questa incredibile vicenda c’è una truffa legata a presunti computer miracolosi per il mining di Bitcoin, venduti a peso d’oro a ignari investitori. E la svolta nelle indagini fa tremare i palazzi: l’ideatore del raggiro sarebbe l’hacker chiave del caso Equalize, la società di investigazione finita al centro dello scandalo nazionale per il dossieraggio e il furto di dati segreti.

La promessa: macchine miracolose per fare soldi

Il copione della truffa era studiato nei minimi dettagli. Alle vittime venivano proposti computer presentati come prodigi della tecnica, capaci di generare Bitcoin a ritmi strabilianti e senza alcuno sforzo. Peccato che, sotto la scocca, non ci fosse alcuna tecnologia rivoluzionaria, ma solo dell’hardware sovraprezzato e una maxi-architettura di fumo e specchi.

Le macchine venivano piazzate a cifre astronomiche, facendo leva sulla FOMO (Fear of Missing Out) e sul desiderio di guadagni facili in un mercato, quello delle crypto, che affascina da sempre chi non ne mastica i dettagli tecnici.

Il finto vincitore del Premio Turing

Per far cadere ogni dubbio e dare al piano una parvenza di autorevolezza scientifica, l’ideatore del raggiro ha calato l’asso pigliatutto. Per convincere i clienti più scettici e spingerli a staccare assegni a sei cifre, l’hacker si sarebbe finto il vincitore del Premio Turing.

Per chi non lo sapesse, il Premio Turing è la massima onorificenza mondiale nel campo dell’informatica. È il riconoscimento che viene dato a chi rivoluziona la storia della programmazione, dei chip o dell’intelligenza artificiale. Spacciarsi per una delle menti più brillanti del pianeta è stata la mossa psicologica decisiva per azzerare le difese delle vittime, convinte di avere davanti un genio assoluto del codice e non un abilissimo manipolatore.

Il legame con il caso Equalize

Ciò che rende questa truffa ancora più clamorosa è l’identità del presunto regista. L’inchiesta ha infatti incrociato i fili con la gigantesca indagine su Equalize, la centrale dei report segreti che ha violato le banche dati strategiche italiane. L’hacker che sviluppava i software spia e gestiva le infrastrutture per i dossieraggi sarebbe lo stesso che, nel “tempo libero”, architettava la vendita di questi supercomputer fantasma. Un profilo criminale tecnologico di altissimo livello, capace di muoversi tra spionaggio industriale, vulnerabilità di rete e truffe vecchio stile rivestite di tech.

Questa storia ci ricorda, per l’ennesima volta, una regola fondamentale: nel mining e nell’hardware i miracoli non esistono. Dietro ai grandi guadagni promessi da sedicenti geni dell’informatica, spesso si nascondono solo abilissimi venditori di fumo.

Trasparenza Questo articolo è stato scritto o rivisto con l'aiuto di strumenti di intelligenza artificiale. È stato letto e approvato da una persona.

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